Gli anni della costruzione

Nel 1960 il processo di concia delle pelli, fino allora quasi completamente al vegetale , passò in maggioranza alla concia al cromo cambiando e peggiorando anche le caratteristiche delle acque di scarico conciario. Le aziende conciarie, inoltre, a Santa Croce sull’Arno erano passate da 90 con 800 addetti nel 1948 a 180 con 1400 addetti nel 1959. Il tasso di inquinamento delle acque di scarico conciario del nostro Comune, con poco più di 10 mila abitanti, corrispondeva a quello di una popolazione di oltre un milione di abitanti. Ma se la soluzione di questo problema era urgente, altrettanto rilevanti erano le difficoltà ad attuarla, poiché nessuna esperienza di disinquinamento delle acque di scarico conciarie era stata tentata in Italia e nel mondo.

Intanto le aziende conciarie nel 1964 erano circa 270. Occorreva ridurre l’inquinamento con impianti centralizzati.
Ma disinquinare e depurare le acque del processo produttivo conciario determinava altri problemi, come trovare una soluzione per i fanghi e le esalazioni moleste se non nocive. Abbattere le esalazioni o i fumi e smaltire i fanghi richiedeva la realizzazione di altri impianti. Le concerie di Santa Croce, questi problemi dovevano affrontarli tutti.
L’amministrazione comunale, con delibera del 7 ottobre 1966, approvò il progetto per la “costruzione dell’impianto di depurazione e della fognatura nera del capoluogo”.
L’importo del progetto prevedeva una spesa di 747 milioni e fu approvato dal provveditore alle opere pubbliche per la Toscana il 6 settembre 1967.
II 28 dicembre 1970, la commissione assegnava i lavori di costruzione dell’impianto di depurazione alla Ditta Soc. Passavant Resine Impianti di Novate Milanese con l’obbligo di provvedere, a sue spese, all’installazione di un impianto pilota per le ricerche sperimentali sul trattamento biologico.
II progetto dell’impianto approvato e consegnato alla ditta costruttrice prevedeva solo il trattamento fisico-chimico delle acque di scarico conciarie.
Il 17 dicembre 1971, furono contrattualmente assegnati i lavori alla Ditta Passavant, lavori terminati il 27 febbraio 1974.

1974 Impianto chimico-fisico

L’impianto, progettato per una capacità di trattamento delle acque di scarico conciarie di 13.000 metri cubi giornalieri, entrò in funzione a fine agosto del 1974 e continuò ad operare fino a gennaio 1975 e saltuariamente fino alla fine all’aprile 1975, con assistenza tecnica, per obbligo contrattuale, della Passavant che condusse anche esperimenti sull’impianto pilota per il trattamento biologico.

Dall’aprile del 1975 la gestione tecnica dell’impianto passò all’amministrazione comunale, ma nell’agosto dello stesso anno fu necessario fermare le operazioni a causa dell’impossibilità di smaltire i fanghi lasciati dalla depurazione delle acque. Questo impianto, che si può ritenere un primo nucleo di quello poi resosi necessario, era composto da:

A) una griglia per le acque di ingresso all’omogeneizzatore

B) una vasca di omogeneizzazione della capacità di mc 7.000

C) una vasca rettangolare di ossidazione chimica

D) due vasche di sedimentazione

E) un pozzetto di sollevamento

F) una palazzina, comprendente un ufficio, il laboratorio d’analisi, pompaggio prodotti e servizi igienici

.Nella planimetria sono riportate le parti costituenti l’impianto ed è evidenziata l’estensione dell’impianto nel 1974. Nell’anno 1975 venne costruito il primo ispessitore per i fanghi. Le acque in arrivo all’impianto erano circa 20.000 mc al giorno, dal lunedì al sabato, e comprendevano le acque conciarie e quelle bianche e civili non essendo allora la fognatura divisa.

L’impianto aveva solo la capacità di depurare 8.000 mc di queste acque ed il rimanente, comprese anche le acque dei periodi di pioggia, veniva riversato nel canale Antifosso. Quelle trattate erano scaricate nel canale Usciana. Le acque conciarie arrivavano all’impianto con un tasso di inquinamento di circa 6000 mg/lt COD (richiesta chimica di ossigeno) e ne uscivano con un tasso di 1700-1800 mg/lt COD.

La Regione Toscana, con legge del 22 maggio 1974 n. 22, intervenne con un finanziamento per far confluire all’impianto di depurazione di Santa Croce i liquami conciari delle concerie di Fucecchio e Castelfranco di Sotto, rispettivamente di 5.000 e 2.000 metri cubi al giorno, e per il trattamento dei fanghi residuati dal ciclo di depurazione.

Si deve considerare che, a quella data, l’impianto di depurazione di Santa Croce sull’Arno restava il primo impianto in Italia per i liquami degli scarichi del settore conciario. Non esisteva alcun precedente per suffragare l’attendibilità dei risultati. Gli studi, le ricerche, le analisi di laboratorio fin allora effettuate potevano solo rappresentare utili indirizzi senza peraltro fornire risultati certi.

Ciò era anche la conseguenza della presenza sul territorio di un numero elevato di concerie (circa 300) con diversi tipi di conciatura e rifinizione delle pelli, che non consentiva un trattamento depurativo uniforme e continuo delle acque di scarico.

Col finanziamento della Regione Toscana il Comune di Santa Croce approvò due progetti, rispettivamente il 6 dicembre 1974 e 28 aprile 1975, con i quali furono realizzate le seguenti opere:

a) Primo lotto, settecento milioni. Collegamento fognario all’impianto di depurazione di Santa Croce, sollevamento e vasche di accumulo delle acque conciarie di Fucecchio (escluse quelle di Ponte a Cappiano) e Castelfranco di Sotto. Prestamento del fabbricato per filtro pressa, servizi igienici sanitari, refettorio, spogliatoio e gabinetto analisi.

b) Secondo lotto, ottocento milioni. Acquisto e messa in opera di un filtro pressa, a camere da 1500 x 1500 cm con 140 piastre, per la disidratazione dei fanghi conciari e di tutte le apparecchiature elettromeccaniche idrauliche per la sua funzionalità.

Le opere furono ultimate nel giugno 1977.La spesa prevista per la gestione del depuratore per l’anno 1979 fu di 3.200.000.000 di lire, tutta a carico degli imprenditori conciari facenti parte del Consorzio Depuratore.

Al compimento di queste opere gli aspetti generali del problema del disinquinamento si presentavano ancora molti difficili e complessi.

Vi erano da risolvere problemi di carattere idraulico, di depurazione dei liquami, di trattamento dei fanghi residui e di smaltimento degli stessi.I problemi idraulici erano legati alle fognature industriali, da realizzare ancora per il 60%, e alle difficoltà di scorrimento delle acque che contenevano sostanze solide sedimentabili.

Per quanto riguarda la depurazione eravamo solo al primo stadio, considerando che ancora non si trattavano tutti i liquami in arrivo all’impianto e che il trattamento depurativo non realizzava ancora la tabella “C” della legge Merli e che si doveva raggiungere la tabella “A”. I fanghi di depurazione furono stoccati, per un tratto di circa 350 metri, nel canale collettore. Con il primo ampliamento dell’impianto, a servizio anche di Fucecchio e Castelfranco di Sotto, e con l’installazione della prima filtropressa, i fanghi di risulta dalla depurazione delle acque conciarie e civili non erano ancora facilmente trasportabili e accatastabili, non avendo raggiunto il tasso di sostanza secca necessario del 40-45%. Due le possibili soluzioni per lo smaltimento: la discarica o l’incenerimento. Ancora non si conoscevano, per le caratteristiche dei fanghi contenenti cromo, soluzioni di riutilizzo. Mancavano poi ricerche per individuare una possibile discarica controllata.

1982 Impianto chimico-fisico

II Consiglio comunale di Santa Croce, il 10 aprile 1979, dette incarico allo Studio C.P.C. di Padova di redigere un progetto di ampliamento dell’impianto di depurazione per aumentarne la capacita di trattamento fino al raggiungimento dei limiti allo scarico delle acque industriali previsti dalla tabella “A” della legge 10 maggio 1976 n. 319. Considerato che da quando fu concepito l’impianto di depurazione, anno 1969, per una portata di 13.000 mc. al giorno, alla scadenza della legge Merli, anno 1979, anche per l’aumento delle aziende conciarie, molti parametri di quantità e qualità delle acque si erano modificati, fu chiesto allo Studio C.P.C. di Padova di provvedere all’aggiornamento dei dati.

II progetto generale fu presentato ed approvato dal consiglio comunale il 22 febbraio 1980. Questo prevedeva la realizzazione dell’opera di ampliamento dell’impianto centralizzato in 4 lotti per l’importo di 16.575.000.000 di lire.

Con questi nuovi interventi, realizzati dalla Società Consorzio Depuratore di Santa Croce sull’Arno, costituita dagli Imprenditori Conciari, ed alla quale l’Amministrazione Comunale di Santa Croce sull’Arno aveva dato in concessione la realizzazione esecutiva dell’opera, furono introdotti i seguenti settori.

N. 1 griglia grossolana a pulizia automatica

N. 1 griglia fine a pulizia automatica

N. 2 bacini di omogeneizzazione circonferenza 50 m., con volume utile di 10.000 mc ciascuno

N. 2 bacini di sedimentazione primaria di tipi o rettangolare con tramoggia per la raccolta dei fanghi del volume di 1.150 m. cubi ciascuno

N. 2 bacini di sedimentazione chimica identici a quelli gia esistenti e pertanto con volume di 960 m. cubi ciascuno

N. 1 silo di ispessimento fanghi circonferenza 18 m.

N. 1 silo di ispessimento fanghi circonferenza 22 m

N. 1 filtropressa a piastre 1500 x 1500 mm identica a quella esistente

N. 1 filtropressa a piastre 2000 x 2000 mm.

Tutte le filtropresse complete delle apparecchiature complementari necessarie.

Inoltre tutte le apparecchiature elettriche ed i manufatti accessori.

I dati del trattamento delle acque in arrivo all’impianto di depurazione rilevati nel periodo tra il 10.6.82 e il 10.7.82, periodo coincidente col primo mese di funzionamento dell’impianto ampliato erano i seguenti:

 Città Portata (m3) 
 giorni lavorativi giorni festivi
 Santa Croce        

 16.000

 3.000 
 Fucecchio 2.000 500 
 Castelfranco di Sotto 2.000 300 
 Totale 20.000 3.800

Caratteristiche medie delle acque trattate all’impianto di depurazione:

 ParametroIngresso    Uscita
 pH   8,58,2
 COD (mg/l)     8.000 2.000
 BOD (mg/l) 4.500 1.000
 Solidi sospesi (mg/l)  3.000 50
 Solfuri (mg/l) 28 <2
 Cr III(mg/l) 120 <2

Nella planimetria sono evidenziati i nuovi settori realizzati e l’aumento dell’estensione di terreno occupata dall’impianto.

II 13 maggio 1982 il consiglio comunale di Santa Croce approvò il progetto (presentato dal Consorzio per la costruzione e l’ampliamento dell’impianto di depurazione S.p.A.) per la costruzione delle opere per il trattamento biologico dell’impianto di depurazione per metri cubi 30.000 al giorno di scarichi conciari e civili di Santa Croce, Fucecchio e Castelfranco di Sotto. II progetto redatto dallo Studio C.P.C. di Padova, come il precedente, prevedeva l’esecuzione delle opere in due fasi per un importo di 12.400.000.000 di lire.

a) prima fase finalizzata al raggiungimento della tabella “C” della legge “Merli” entro il 31.12.83;

b) seconda fase finalizzata al raggiungimento della tabella “A” della legge “Merli” entro la fine del 1985

.Durante l’esecuzione dei lavori del progetto esecutivo del terzo lotto, prima fase biologica, furono introdotte rilevanti opere di completamento dell’impianto di depurazione nel suo complesso che, sebbene non previste furono apportate allo scopo di adeguarlo alla situazione e al rispetto dei limiti della tabella “C”.

I lavori ebbero inizio il 30 settembre 1982 furono ultimati il 20 ottobre 1983 e dopo prove e collaudi l’avviamento avvenne alla fine dello stesso anno 1983.

1983 Impianto chimico-fisico con stadio biologico

Le principali opere realizzate con questo lotto dei lavori di ampliamento dell’impiantofurono:

N.2 bacini di ossidazione biologica

N.2 vasche di sedimentazione finale

N.1 manufatto di accumulo e sollevamento acqua trattata

N.1 manufatto finale di scarico in Usciana

N.1 manufatto ripartitore alle sedimentazione finali

N.1 impianto di sollevamento fanghi di ricircolo e di supero

N.2 silos ispessitori fanghi

N.1 cabina elettrica SS – 4

Acquisto di due filtropresse

A partire dal 31 dicembre 1983, l’impianto di depurazione fu in grado di depurare le acque, salvo alcuni parametri (cloruri e solfati) nel rispetto della tabella “C” della legge “Merli” (500 mg/l di COD) con una media mensile di 250-300 mg/1 di COD.

II 31 dicembre era anche il termine previsto per il raggiungimento della tabella “C” della legge “Merli” come disposto dalla Regione Toscana.

Con l’acquisto di due nuove filtropresse (da 2.000 x 2.000 mm con 140 piastre e 1.000 mc. di filtrazione) si ottenne anche un miglioramento nel trattamento dei fanghi di risulta, con la loro completa disidratazione e un livello di umidità del 60-65% che facilitò il loro passaggio in discarica.

Nell’anno 1984 l’impianto di depurazione trattò complessivamente 6.705.411 metri cubi di liquame misto, conciario, civile e di pioggia, di cui – per quel che riguarda il settore conciario – 2.943.000 metri cubi da Santa Croce, 349.453 metri cubi da Fucecchio e 311.437 da Castelfranco di Sotto (totale mc 3.603.890), mentre per quel che riguarda il settore civile 487.500 metri cubi da Santa Croce e 425.000 da Fucecchio (totale civile mc 912.500).

I fanghi prodotti dall’impianto, con un tenore di secco medio intorno al 40%, furono 113.000 tonnellate. Dopo questo ampliamento dell’impianto con il raggiungimento della tabella “C” della legge “Merli”, le acque in entrata (miste conciarie e civili, non essendo ancora divisa la fognatura bianca dalla nera civile e industriale) portavano un tasso medio giornaliero di COD di 5.500 mgl, di 5.803 di solidi sospesi, di 3.208 di cloruri. In caso di pioggia, la quantità di acqua superiore alla capacita depurativa dell’impianto veniva bypassata nell’Antifosso. Nel febbraio del 1985 entrò in funzione la quinta filtropressa che garantì la capacità di disidratazione di tutti i fanghi conciari risultati dal trattamento di 30.000 mc. giornalieri di acqua.

Dopo il raggiungimento del primo obiettivo della depurazione, la tabella “C” della legge “Merli”, era indispensabile trovare la soluzione definitiva per il disinquinamento delle acque conciarie e civili nere fino ai parametri previsti dalla tabella “A” della legge “Merli”. Ciò comportava l’ampliamento e la sistemazione definitiva dell’impianto centralizzato e la divisione completa della fognatura industriale da quella bianca. Fu quindi obbligo degli imprenditori conciari realizzare il completamento di tutte le opere necessarie. Con deliberazione n. 135 del 22 marzo 1985 il Consiglio comunale di Santa Croce approvò il progetto esecutivo per il completamento dell’impianto di depurazione per il raggiungimento della tabella “A”. La spesa fu di 16.800.000.000 di lire. Il progetto prevedeva opere civili elettromeccaniche per il completamento della linea di trattamento biologico dell’impianto centralizzato di depurazione per il raggiungimento della tabella “A” della legge “Merli” nonché opere varie per la separazione delle fognature meteoriche, civili e industriali, nei tratti terminali che portavano il liquame all’impianto dei Comuni di Santa Croce, Fucecchio e Castelfranco.

Con deliberazione della Giunta municipale n. 296 del 17.4.1986, sul progetto approvato, fu chiesta alla Regione Toscana, per la realizzazione dell’opera, l’ammissione al finanziamento F.I.O. (Fondo Investimenti e Occupazione). La Regione Toscana con delibera della Giunta n. 4212 del 12 maggio 1986 approvò il progetto.

La realizzazione del progetto fu affidata in concessione dalla Regione Toscana al Comune di Santa Croce sull’Arno.

I lavori ebbero inizio il 22 luglio 1986 e furono ultimati il 18 ottobre del 1991.

1991 Impianto chimico-fisico + stadio biologico + nitrificazione e denitrificazione + coagulazione finale

All’interno di questo, ulteriore, ampliamento furono realizzate le seguenti opere:

N.1 bacino di ossidazione biologica

N.1 manufatto post-areazione

N.1 bacino disinfezione

N.2 bacini di denitrificazione

N.1 bacino chiariflocculazione

N.1 fabbricato pompe e dosaggi

N.1 impianto stoccaggio e dosaggio carbone attivo

N.1 manufatto di microstaccatura e dissabbiatura

L’addizionamento di ossigeno liquido in omogeneizzazione

La copertura dei manufatti, grigliatura iniziale, pozzetti estrazione fanghi primari e ispessitori primari

L’impianto di deodorizzazioneIl sistema dosaggio sali ferrosi

L’adeguamento dell’ impianto elettrico

Nel luglio del 1987 venne inaugurata la palazzina per gli uffici della SOGES, società pubblico-privata per la gestione dell’impianto di depurazione. In essa trovarono spazio il magazzino e i servizi per il personale. Nella palazzina furono posti anche gli uffici e la direzione tecnica e amministrativa dell’impianto.

Con questi lavori di ampliamento l’impianto di depurazione entrò in esercizio per sezioni successive a partire dal 1988. Dall’ottobre 1991, fine dei lavori, esso fu sottoposto ad un periodo di “marcia controllata” sotto la supervisione della Commissione di collaudo nominata dalla Regione Toscana, in seguito alla quale furono confermati i risultati ottenuti dalla Società di Gestione e dimostrata una elevata capacità depurativa per quanto riguardava la rimozione della componente chimica, organica biodegradabile ed azotata, mentre si riscontrava un limite per la rimozione della componente non biodegradabile del COD che superava il limite di 160 mg/l.

In aggiunta a questi lavori su richiesta del C.R.I.A.T. Toscano fu disposta la progettazione esecutiva delle opere per l’abbattimento dei cattivi odori prodotti dall’impianto e per il contenimento della produzione dei fanghi (1989).

Alla fine del dicembre 1987 era stata realizzata dal Comune di Santa Croce sull’Arno la separazione delle fognature industriali dalle fognature miste, civili più piovane.

II risultato più evidente di tale separazione fu l’eliminazione della necessità di bypassare nell’Antifosso i liquami industriali non trattati in occasione di piogge intense. La divisione delle fognature fu realizzata nel marzo 1988 per i liquami provenienti dalla stazione di pompaggio per il sollevamento delle acque di Fucecchio.

Con i lavori realizzati con il quarto lotto, l’impianto di depurazione aveva praticamente raddoppiato i volumi delle vasche di trattamento, il numero delle macchine impiegate, i nuovi sistemi di automazione elettronica e completato il treno delle filtropresse per il trattamento di tutti i fanghi prodotti dalla depurazione delle acque conciarie e civili.

Dal 1984 al 1988 le dimensioni dell’impianto centralizzato praticamente raddoppiarono. Basti pensare ai consumi di energia elettrica passati da 9.000.000 a 22.000.000 di kwh. Con tutto ciò ancora non vi era sicurezza ne continuità nel raggiungimento dei limiti di depurazione per il COD stabiliti dalla legge Merli in 160 mg/l. Per centrare questo obiettivo fu predisposto da parte del C.I.S. (Consorzio Impianti Smaltimento, società pubblica-privata) un progetto redatto dallo Studio di Ingegneria Cevese e approvato dal Comune di Santa Croce sull’Arno in data 30 settembre 1992, poi finanziato dalla Regione Toscana con fondi F.I.O per 2.600.000.000 di lire.

II progetto esecutivo fu rielaborato il 10 maggio 1995 ed i lavori ebbero inizio il 26 ottobre 1995 e furono ultimati il 26 novembre 1997.

1991, Impianto chimico-fisico + stadio biologico + nitrificazione e denitrificazione + coagulazione finale

All’interno di questo, ulteriore, ampliamento furono realizzate le seguenti opere:

N.1 bacino di ossidazione biologica

N.1 manufatto post-areazione

N.1 bacino disinfezione

N.2 bacini di denitrificazione

N.1 bacino chiariflocculazione

N.1 fabbricato pompe e dosaggi

N.1 impianto stoccaggio e dosaggio carbone attivo

N.1 manufatto di microstaccatura e dissabbiatura

L’addizionamento di ossigeno liquido in omogeneizzazione

La copertura dei manufatti, grigliatura iniziale, pozzetti estrazione fanghi primari e ispessitori primari

L’impianto di deodorizzazioneIl sistema dosaggio sali ferrosi

L’adeguamento dell’ impianto elettrico

Nel luglio del 1987 venne inaugurata la palazzina per gli uffici della SOGES, società pubblico-privata per la gestione dell’impianto di depurazione. In essa trovarono spazio il magazzino e i servizi per il personale. Nella palazzina furono posti anche gli uffici e la direzione tecnica e amministrativa dell’impianto.

Con questi lavori di ampliamento l’impianto di depurazione entrò in esercizio per sezioni successive a partire dal 1988. Dall’ottobre 1991, fine dei lavori, esso fu sottoposto ad un periodo di “marcia controllata” sotto la supervisione della Commissione di collaudo nominata dalla Regione Toscana, in seguito alla quale furono confermati i risultati ottenuti dalla Società di Gestione e dimostrata una elevata capacità depurativa per quanto riguardava la rimozione della componente chimica, organica biodegradabile ed azotata, mentre si riscontrava un limite per la rimozione della componente non biodegradabile del COD che superava il limite di 160 mg/l.

In aggiunta a questi lavori su richiesta del C.R.I.A.T. Toscano fu disposta la progettazione esecutiva delle opere per l’abbattimento dei cattivi odori prodotti dall’impianto e per il contenimento della produzione dei fanghi (1989).

Alla fine del dicembre 1987 era stata realizzata dal Comune di Santa Croce sull’Arno la separazione delle fognature industriali dalle fognature miste, civili più piovane.

II risultato più evidente di tale separazione fu l’eliminazione della necessità di bypassare nell’Antifosso i liquami industriali non trattati in occasione di piogge intense. La divisione delle fognature fu realizzata nel marzo 1988 per i liquami provenienti dalla stazione di pompaggio per il sollevamento delle acque di Fucecchio.

Con i lavori realizzati con il quarto lotto, l’impianto di depurazione aveva praticamente raddoppiato i volumi delle vasche di trattamento, il numero delle macchine impiegate, i nuovi sistemi di automazione elettronica e completato il treno delle filtropresse per il trattamento di tutti i fanghi prodotti dalla depurazione delle acque conciarie e civili.

Dal 1984 al 1988 le dimensioni dell’impianto centralizzato praticamente raddoppiarono. Basti pensare ai consumi di energia elettrica passati da 9.000.000 a 22.000.000 di kwh. Con tutto ciò ancora non vi era sicurezza ne continuità nel raggiungimento dei limiti di depurazione per il COD stabiliti dalla legge Merli in 160 mg/l. Per centrare questo obiettivo fu predisposto da parte del C.I.S. (Consorzio Impianti Smaltimento, società pubblica-privata) un progetto redatto dallo Studio di Ingegneria Cevese e approvato dal Comune di Santa Croce sull’Arno in data 30 settembre 1992, poi finanziato dalla Regione Toscana con fondi F.I.O per 2.600.000.000 di lire.

II progetto esecutivo fu rielaborato il 10 maggio 1995 ed i lavori ebbero inizio il 26 ottobre 1995 e furono ultimati il 26 novembre 1997.